Las Criticas a la Obra de Enrico Felloni
Per  Enrico Felloni la “malattia del dipingere” è congenita: aveva poco più di una dozzina di anniquando in dimestichezza con il foglio bianco invece di parole tracciava segni.  Diceva il grande grafico che è stato Zancanaro che, quando c’è la passione, la mano va da sé sul foglio sia che si voglia stabilire immagini o altre indicazioni.   Felloni deve avere sempre seguito questo compito ed ora, dopo la necessaria maturazione del tempo, lo abbiamo trovato, ieri ed oggi, impegnato , in quella sua ideale “bottega”che, in tempi classici  per la pittura, videro alle prese i  Raffaello, ed il  Guercino.  L’infrenabile passione di Felloni, nato a Codigoro in provincia di Ferrara  (città dove sono nati a distanza di secoli Cosmè Tura e Boldini) ha fatto si che la fatica di dipingere, di disegnare, sia diventata voglia di vivere, di rappresentare, di comunicare. Sono, cosi’, venuti i  lavori (paesaggi, figure, fiori, nature morte, nudi , ritratti) resi nella più limpida e luminosa delle tradizioni, limati o ricostruiti, ingentiliti dalla luce o ritagliati anche dall’ironica rappresentatività, comunque sempre pesanti e sofferenti.       
Nel mondo artistico sembra che il “paesaggio” e la figura  abbiano precedenza mentale: quel paesaggio che da Giotto a Domenichino , ai Carracci, a Poussin, ai macchiaioli, agli impressionisti, costituisce  un eterno fondale  per la scena del mondo ed in cui si specchiano i valori dell’occhio e dell’anima.      
Nei paesaggi di Felloni( marine, agglomerati di case, campagne, alberi, nuvole) il colore delicato ma denso ha la preminenza insieme al sapore spesso di vento e di movimento e dagli orizzonti  spesso sconfinati nasce per poi declinarvi una luce dal profondo che li avvolge dolcemente. Quella stessa luce  che amarono i divisionisti e che troviamo in Lega, Fattori e Segantini.       
La figura, che ogni artista del pennello ha desiderato di delineare in modo perfetto, sia pure della propria creatività , cosi’ come il “ritratto” (e tutto questo da In gres ad Annigoni  o al Boldini ), trova in Felloni il suo esteta. E , naturalmente, non mancano le ulteriori “composizioni “ per cui la sua “ quadreria “ assume il carattere di un viaggio  intorno alla realtà di ogni giorno.        
Come la poesia è il “ momento” della nostra giornata , la pittura ne è un “ ornamento “ e quando entrambe si incontrano e si coniugano , la dimensione del reale si delinea in ogni suo aspetto : ed allora anche la luce, stellare o non , può racchiudersi in un quadro con tutto il resto della natura che ci circonda.                                                                   
Prof.  Antonio  Caggiano                                         
( critico d’arte del  RESTO  del  CARLINO ) 
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